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Lavoro Intermittente
Lavoro Intermittente

14 ottobre 2013  -  IL LAVORO INTERMITTENTE

Il lavoro intermittente (più comunemente definito anche “lavoro a chiamata”) è un contratto mediante il quale un lavoratore si mette a disposizione di un datore di lavoro che, nell’arco di tempo previsto dal contratto, può chiamarlo a operare, a seconda delle esigenze produttive.

Viene soprattutto utilizzato nei pubblici esercizi o nel turismo e cioè in quelle attività che hanno picchi lavorativi in determinati periodi dell’anno.

Il lavoratore riceve quindi una retribuzione per le ore di lavoro effettivamente svolte e un importo definito indennità “di disponibilità”, ove prevista, per le ore non lavorate.
Il lavoratore è così tenuto a prestare la propria opera ogni volta che il datore di lavoro lo richiede e a rimanere a disposizione per il periodo stabilito, fino alla successiva chiamata.
Il contratto di lavoro intermittente può essere stipulato sia a tempo determinato che a tempo indeterminato.

IN QUALI CASI È CONSENTITO

Può essere stipulato da qualunque impresa:

  • per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi stipulati da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale;
  • indipendentemente dal tipo di attività: con lavoratori con meno di 24 anni o con più di 55 anni;
  • La Legge n. 99/2013 interviene sugli articoli 34 e 35 del D.L.vo n. 276/2003 affermando con il nuovo comma 2 dell’art. 34 che “il contratto di lavoro intermittente è ammesso, per ciascun lavoratore e con il medesimo datore di lavoro, per un periodo complessivamente non superiore alle 400 giornate nell’arco di tre anni solari. In caso di superamento del predetto periodo il relativo rapporto si trasforma in un rapporto a tempo pieno ed indeterminato”, ma da tale regola generale, la legge di conversione n. 99/2013 ha escluso i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo per i quali non si rinviene alcun tetto. Per quel che riguarda il computo delle 400 giornate (che sono di prestazione effettiva e che non paiono doversi rapportare a criteri orari) si calcola a partire dal 28 giugno 2013

TRATTAMENTO ECONOMICO

Il lavoratore intermittente ha diritto, per il periodo di lavoro effettivamente svolto, allo stesso trattamento retribuivo e normativo riconosciuto ad un lavoratore subordinato di pari livello, a parità di mansioni svolte.

Il trattamento economico, normativo e previdenziale del lavoratore intermittente viene determinato in proporzione alla durata della prestazione di lavoro di fatto svolta.

Nel periodo di disponibilità il lavoratore intermittente matura solo il diritto all’eventuale indennità, non è pertanto titolare di alcun trattamento riconosciuto ai lavoratori subordinati (come ad esempio ratei di tredicesima, giorni di ferie, ore di permesso, etc.).

Quando viene corrisposta e a quanto ammonta l’indennità di disponibilità
Il datore di lavoro è tenuto a corrispondere l’indennità di disponibilità al prestatore di lavoro solo nel caso in cui sia stato previsto contrattualmente e quando vi sia stata una effettiva chiamata. La misura dell’indennità mensile di disponibilità viene stabilita dai contratti collettivi. L’indennità non è dovuta nel periodo in cui il lavoratore dichiari le sua temporanea indisponibilità.



 
(Ultimo aggiornamento: 14/10/13 12:55:26)

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