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Biellese, il futuro è adesso
Il Presidente Sergio Scaramal
Biellese, il futuro è adesso
Lo scenario economico sociale e le nuove sfide che attendono il nostro territorio. Un commento di Scaramal.

13 aprile 2007  -  La ricerca “Dinamiche e prospettive del territorio biellese”, voluta dalla Provincia di Biella e realizzata da Ires Piemonte, i cui risultati sono stati presentati pubblicamente la scorsa settimana, ha – fra tanti altri – il pregio di costringerci a gettare una sguardo consapevole al nostro futuro comune.
Il nostro sistema locale ha sofferto negli ultimi anni non solo una crisi economica di natura strutturale, ma anche (e forse soprattutto) una crisi di identità che ha messo in tensione quegli elementi di sicurezza in noi stessi che avevamo, a torto, pensato immutabili.
Avevamo dato per scontato che quei caratteri di operosità, di imprenditorialità “familiare”, di autonomo isolamento, di rude chiusura delle relazioni sociali che per lungo tempo avevano garantito prima la crescita, e poi la stabilità del sistema locale fossero sufficienti a determinarne anche la struttura futura.
Non è stato così, non è così. Pensare che la possibilità di avvio precoce al lavoro potesse essere sostitutiva della scuola, della formazione e dell'accesso ai meccanismi di produzione culturale, ipotizzare che la politica industriale potesse fare a meno di “fare sistema” con la pubblica amministrazione, accettare che la indiscussa qualità del prodotto tessile potesse evitare di ancorarsi al territorio con adeguate operazioni di marketing territoriale sono stati, a consuntivo, errori strategici.
Il punto che mettiamo a nostro favore oggi, è che la conoscenza di quei limiti, direi “interni” al nostro sistema, è diventata comune e condivisa tra i diversi attori sociali. Questa conoscenza rende possibile una ricostruzione consapevole del sistema locale biellese. Infatti ora abbiamo di fronte due importanti scadenze: i Piani integrati territoriali, promossi dalla Regione Piemonte, ed i fondi europei previsti dal Piano quadro di azione per il periodo 2007/2013. Si tratta, inutile sottolinearlo, delle principali e più consistenti possibilità di sostegno allo sviluppo locale per il nostro territorio. E' su queste azioni di programmazione che si può dimostrare la capacità (ma forse è più opportuno dire la necessità) di “fare sistema”, di gettare le basi per quella ricostruzione consapevole cui mi riferivo sopra. Una programmazione dello sviluppo locale che può avere, nel quadro delineato con la ricerca Ires, un importante strumento. Una ricostruzione che, se deve partire dalla crisi industriale del suo settore portante deve altresì accettare con speranza e impegno la valutazione complessiva cui giungono i ricercatori di Ires: ilBiellese non può prescindere dal tessile, il tessile non basta più a reggere da solo l’economia locale. Una ricostruzione che può essere basata su alcune “pietre angolari” che rappresentano altrettante opportunità di crescita: l'attenzione al capitale sociale, una politica per i beni comuni, la “rivitalizzazione” del settore tessile.
Il capitale sociale include il senso di identità, inteso come senso di appartenenza alla propria comunità, la cooperazione, la reciprocità, la fiducia, l’attitudine positiva degli attori sociali ad incrementare la partecipazione e la cittadinanza attiva. Se ci aggiungiamo il saper fare, l'operosità e la cultura operaia, la buona integrità delle rete sociali territoriali, abbiamo come risultato una risorsa enorme, un vero e proprio capitale da spendere e da “mettere in produzione”. Una risorsa peraltro ampiamente sfruttata nella genesi e nel sorprendente sviluppo dei distretti industriali che invece abbiamo accantonato e in alcuni casi mortificato a livello locale. Ora dobbiamo invece puntare decisamente sulla nostra dotazione di capitale sociale per superare l'isolamento e la marginalità culturale.
Dobbiamo utilizzare inoltre la cospicua dotazione di ricchezza sedimentata e investirla sui giovani: sono così pochi che non possiamo permetterci di perderne neanche uno. La lotta alla dispersione scolastica, l'innalzamento di una scolarità che si mantiene troppo bassa, la formazione permanente e a tutti i livelli sono investimenti che abbiamo il dovere di fare. Dobbiamo sentire come una sconfitta quel pensiero, variamente declinato ma sostanzialmente reiterato che dice “se non studi, un lavoro lo trovi lo stesso...”. Dobbiamo sapere che ce la faremo se intercetteremo nuove intelligenze, se formeremo un management in grado di traghettare l'economia locale in un contesto mutato e complesso, se sapremo differenziare le produzioni. Ma se non cresce la cultura media, se non cresce il capitale sociale non andremo lontano. Questo per il sistema locale è l'investimento meno redditizio perché non è subito visibile, non si tramuta in consenso in pochi anni. Noi però ci crediamo e andiamo avanti su questa strada.
Una politica per i “beni comuni” parte dalla necessità di perseguire lo sviluppo sostenibile a livello locale. Acqua, energia, paesaggio sono forse le componenti prioritarie di questa attenzione che va riservata ai “beni comuni”. Dobbiamo puntare sull'efficienza, sul risparmio e sulla produzione locale di energia. Un uso intelligente dell'acqua, dei boschi, delle energie alternative può diventare la base di un sistema locale di produzione. In questa direzione ci conduce il Piano energetico provinciale, che ora dobbiamo applicare con maggiore vigore. La qualità paesaggistica può infine costituire un valore aggiunto notevole; dobbiamo puntare attraverso una programmazione territoriale capace di valorizzare la qualità della vita e la bellezza ancora largamente presenti nel nostro territorio.
Per una “rivitalizzazione” del settore tessile dobbiamo puntare non solo sul saper fare manifatturiero, ma anche sul ruolo delle componenti gestionali, commerciali, finanziarie, relazionali, di marketing territoriale che possono essere il veicolo di una diversificazione. La crescita di un management e l'alta formazione sono allora gli strumenti sui quali pubblico e privato debbono interagire, a partire dal ruolo di Città Studi e dell'Università, nonché di tutti i soggetti impegnati nella ricerca, cui si deve chiedere di fare un ulteriore salto di qualità verso la specializzazione e le relazioni scientifiche internazionali, estendendo le proprie competenze in direzione delle nuove tecnologie “trasversali” e fornendo ai giovani non più – o non solo – un’istruzione tecnica immediatamente spendibile nell’inserimento sul lavoro, ma una “cultura tecnologica” ad ampio spettro capace di alimentare nell’intero corso della vita professionale una creativa attitudine al monitoraggio e alla commistione delle tecnologie.
In conclusione, i prossimi appuntamenti regionali ed europei sono “il treno che sta passando”; è il momento di una chiamata a raccolta. Le amministrazioni pubbliche e gli imprenditori devono fare ciascuno la propria parte; la condivisione degli obiettivi deve portare ad un rinnovato investimento sulle capacità del territorio di pensare al proprio futuro. Siamo passati attraverso la quiete generata dalla stabilità del sistema produttivo e la paura motivata dalla crisi. Ora non è il tempo né della quiete né della paura; è il tempo di mettere da parte personalismi e appartenenze per costruire il Biellese dell'innovazione. Una innovazione che non è solamente tecnologica e industriale ma anche terziaria, residenziale, turistica.

Sergio Scaramal
Presidente della Provincia di Biella

Da "Eco di Biella" di giovedì 12 aprile 2007

La ricerca è pubblicata e scaricabile, in formato in pdf, nella sezione Archivio eventi - materiali.

 
(Ultimo aggiornamento: 09/01/08 11:27:47)

 
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