IL SANTUARIO DI BANCHETTE

LA TRADIZIONE E IL PRIMO DOCUMENTO

A Banchette sorge un santuario dedicato alla “Madonna della Misericordia”. La tradizione vuole, che il Santuario sorga da un antico pilone con un’immagine della Madonna contro la quale un folle avrebbe lanciato un sasso, che colpì la Vergine sulla fronte, (da cui l’appellativo di “Madona dal bull”), suscitando l’indignazione della popolazione che in riparazione di tale sacrilegio volle costruire una chiesa che incorporasse anche il pilone. Dalle attuali condizioni dell’affresco della Vergine si direbbe che dovesse invece trattarsi di una cappella delle tante sorte nei secoli quindicesimo e sedicesimo, senza il muro di facciata, da questo si pensa che il sacrilego abbia potuto lanciare il sasso. Mentre tutte le rappresentazioni della Madonna della Misericordia mostrano una Madonna in piedi con le braccia aperte ed il mantello aperto sorretto dagli angeli sotto il quale il popolo si raccoglie, a Banchette è seduta su un trono col Bambino sulle ginocchia.

Il primo documento ritrovato è il testamento del 1514 che Bernardino Bellia di Pettinengo, ammalato di peste, ha dettato a don Antonio Azario davanti a testimoni attraverso il quale lascia in eredità alla chiesa di S. Maria di Banchette un appezzamento di terreno con una cascina.

LA CHIESA CINQUECENTESCA

Già nel XVI secolo la chiesa aveva raggiunto una notevole importanza che è dimostrata dalla presenza di due altari. Verso la fine del secolo, la chiesa è stata ampliata e portata a tre navate.

All’inizio del 1600 la chiesa era completa di soffitto e pavimento, aveva tre altari, ma i due laterali erano disadorni. Negli anni successivi sono stati costruiti il coro, il campanile e la casa del cappellano.

LA MADONNA DELLA MISERICORDIA E DELLE GRAZIE

In alcuni documenti del XVII secolo la Vergine del santuario di Banchette è chiamata Madonna delle “Gratie”. Nello stesso secolo è stata aggiunta attorno all’affresco della Vergine un’ancona dorata.

LE BANCARELLE DEI MERCANTI E IL CARATTERE SANTUARIALE

Come in tutti i santuari ed i luoghi di culto molto frequentati, anche al santuario di Banchette erano presenti bancarelle di venditori, tanto che è stato necessario disciplinare l’attività per impedirne l’invadenza fin dentro la chiesa. Nel 600 c’è in questa chiesa un gran ricorso di fedeli, miracoli, ex voto. Anche in altre chiese del Biellese avviene lo stesso fenomeno, ma mentre altrove lo stesso si è esaurito nell’arco di qualche decennio, massimo un secolo, a Banchette si prolunga fino ai nostri giorni, grazie anche alla devozione alla Madonna Addolorata.

L’EREMITA E L’AMMINISTRAZIONE

Nella seconda metà del 1600 la casa del cappellano era abitata dall’eremita Ubertino Perotti. A lui spettava la cura dei beni della chiesa, sembra però che non fosse dei più solerti. Sempre in quegli anni si è reso necessario istituire un corpo di amministrazione cui spettava la cura delle entrate e delle uscite con rendiconto annuale. Nel XVIII secolo gli eremiti erano due, entrambi di Bioglio: Martino Negro ed Andrea Rivazia. Oltre alla cura dei beni, dovevano fungere anche da sacrestani.

I CAPPELLANI E GLI EX VOTO

Negli ultimi anni del 1600, l’amministrazione del santuario dovette intervenire in più occasioni sulle discussioni che sorgevano circa i compiti spettanti ai cappellani. A volte si arrogavano il diritto di svolgere funzioni proprie della parrocchia arrivando ad impedire il parroco di svolgere il proprio ministero, dimenticando che Banchette faceva parte della parrocchia di Bioglio. In un inventario del 1676 sono presenti diciannove quadretti con l’effigie della Madonna donati da altrettante persone graziate. Da uno scritto del 1681 si rileva la presenza di numerosi quadri votivi, si denota che gli altari laterali erano dedicati a San Rocco, quello di sinistra ed alla Madonna del Rosario, quello di destra. Nel 1688 il Vescovo interviene nuovamente contro l’invadenza dei mercanti, proibendone l’attività nella piazza davanti ed intorno alla chiesa, per lo spazio di 4 trabuchi (corrispondenti a 12 metri ca.).

IL SACRO MONTE E LE FESTE

Nei primi anni del XVIII secolo si progettò di costruire una serie di cappelle rappresentanti la vita della Madonna. Fu costruita la prima, eretta all’inizio della salita che porta alla chiesa, dedicata all’Annunciazione, che è stata completata e l’ultima chiamata “la Rotonda”, che purtroppo è rimasta incompleta, eretta in cima alla Rovella. Da un documento del 1710 risulta che la cappella dell’Annunciazione era già stata costruita. Nello stesso documento è evidente che sulla facciata della chiesa vi fossero tre porte: una centrale detta la “Grande” e due laterali; che erano state scolpite a motivi geometrici, nel 1703, da Bernardo Guala, abile falegname di Bioglio. Attualmente le porte laterali non vi sono più, essendo state murate e sostituite da due finestre. Nel 1747 erano presenti anche tre confessionali e numerosi e preziosi paramenti.

Le feste principali di Banchette erano: l’Annunciazione (25 aprile) e la Natività della Madonna (08 settembre). In queste feste era prerogativa del parroco di Bioglio svolgere le funzioni al santuario, ma spesso era molestato dai parroci vicini, soprattutto quello di Valle San Nicolao.

LA DEVOZIONE ALLA MADONNA DEI SETTE DOLORI

Nel 1754 l’altare della Madonna del Rosario fu dedicato all’Addolorata. E’ stato ornato di una statua di legno dipinto e dorato raffigurante la Vergine dei sette dolori. Per parecchio tempo Le fu dedicata la devozione, che prima era rivolta alla Madonna della Misericordia. Ciò avvenne a seguito di un lascito di don Giovanni Battista Roberti, di Bioglio, parroco di Collegno di Verrua e grande benefattore del santuario.

insigni benefattori

La chiesa di Banchette grazie alle offerte dei devoti ebbe un certo benessere economico, che le permise di mantenere un cappellano ed un eremita, di conservare ed ampliare gli edifici, di concedere prestiti alla chiesa parrocchiale e di soccorrere i poveri del paese. Due sono i grandi benefattori:

· il primo fu don Giovanni Battista Roberti lasciò erede universale la chiesa di Banchette con l’obbligo di aggiungere al titolo di Madonna della Misericordia quello di “Regina Dolorum” e di fondare una congregazione detta dei sette dolori. Stabiliva inoltre fosse mantenuto un sacerdote di Bioglio, che vivesse in santuario, che attendesse alle confessioni, alla spiegazione del vangelo e promovesse la devozione alla Madonna. Con il fratello Giuseppe fece erigere una scuola per i ragazzi di Bioglio. Per suo volere fu costituito un consiglio di amministrazione per gestire la sua eredità, con l’obbligo di costruire un recinto intorno al santuario e di rendere abitabile la casa attigua. In detta casa è conservato un busto in marmo bianco fatto scolpire in sua memoria dal Comune di Bioglio. Murata all’esterno del coro della chiesa c’è una lapide fatta eseguire dall’amministrazione di Banchette. L’11 giugno 1747 furono iniziati i lavori di ristrutturazione, il 28 ottobre 1749 fu nominato un nuovo eremita il chierico Pietro Antonio Perotto ed il 1° ottobre 1752 don Matteo Fiorio fu nominato cappellano con gli obblighi dettati da don Roberti.

· il secondo fu il Barone Cav. Pietro Florio di Bioglio, dottore  dell’Ospedale Militare di San Pietroburgo. Morì l’11 aprile 1847. Il 15 luglio successivo fu aperto il suo testamento redatto il 09 marzo 1836. Egli disponeva che se fosse deceduto a Bioglio voleva essere sepolto “nella cappella della Santissima Vergine …. ovvero nell’atrio della chiesa parrocchiale di Bioglio”. Se invece fosse morto (come avvenne) “lungi dalla mia patria, voglio che il mio cuore sia posto in spirito di vino ed inviato alla mia patria per essere riposto in uno dei luoghi sovra indicati”, infatti, fu murato nella facciata della chiesa parrocchiale in un punto segnalato da una lapide con busto. Lasciò un capitale di 8.000 lire al santuario di Banchette, con l’obbligo di retribuire un dottore in medicina e chirurgia, che risiedesse in Bioglio e prestasse le sue cure a favore dei poveri del paese. Era compito della congregazione scegliere il medico. Anche a memoria del dottor Florio, il santuario dedicò una lapide posta accanto a quella di don Roberti.

ALL’EPOCA NAPOLEONICA

Durante l’epoca napoleonica, il santuario si salvò dalla soppressione grazie ai suddetti lasciti che gli hanno permesso di trasformarsi in opera di pubblica beneficenza. In un documento di questo periodo, si legge che una parte del reddito del santuario debba essere impegnata per l’istituzione di una scuola. In un altro documento si rileva che detta scuola in un primo tempo si svolgeva nei locali del santuario, poi fu trasportata in paese, sempre finanziata dal santuario fino al 1853. Il cappellano, in tale epoca lasciò la residenza ed anche successivamente si faticò a ripristinare la volontà di don Roberti. Nel 1825 non trovandosi sacerdoti di Bioglio che volessero trasferirsi fu nominato come cappellano un “forestiero”: don Sebastiano Selva di Pettinengo, che seppe risollevare le sorti dell’ente. Al cappellano furono affidate altre mansioni: aiutare il parroco di Bioglio; fondare un collegio per insegnare anche il latino e la grammatica.

PROCESSIONI E PROGETTI PER UN NUOVO GRANDIOSO SANTUARIO

Nel 1800 (come si rileva dai registri del santuario) poiché da Bioglio e dai paesi circostanti Valle San Nicolao, Vigliano Biellese, Quaregna, Pettinengo, Veglio, Camandona cominciarono le loro processioni periodiche, il santuario si sviluppò in modo tale da prevedere un glorioso futuro. Nella seconda metà del 1700 l’amministrazione del santuario si preparava alla costruzione della nuova chiesa ed un fabbricato annesso per la celebrazione degli esercizi spirituali sull’esempio di Oropa. Negli archivi del santuario esiste il disegno completo dell’ingegner G. B. Ferroggio. Ancora dopo tanti anni si vedono a Banchette i resti dei preparativi fatti per la costruzione: colonne, capitelli e basamenti di pietra vengono trovati scavando profondamente nel giardino ed è risaputo che per almeno 30 anni persone senza scrupolo dei dintorni si sono serviti quando necessitavano di un bel pezzo. Banchette stava per occupare il secondo posto tra i santuari del biellese, ma con la rivoluzione francese fu quasi completamente distrutto. Per oltre 30 anni nessuno si degnò di prendersi cura del santuario. Con l’arrivo di don Sebastiano Selva in pochi anni il santuario riacquista fisionomia, le processioni riprendono periodicamente e nelle occasioni di necessità, siccità, pioggia persistente epidemie. Bioglio è beneficata dalla presenza della Madonna di Banchette, tutte le epidemie ed i disastri che occorrevano nei paesi adiacenti restavano fuori dai confini del paese. Nel 1829 il vicario generale Giovanni Avogadro di Valdengo permise lo scambio del confessionale del santuario tardo secentesco elegantemente scolpito con due confessionali della chiesa parrocchiale perché più comodi.

NEL XX SECOLO

Nei primi anni del 900 la chiesa di Banchette è in discrete condizioni. Negli anni successivi il santuario passò un periodo di grave decadenza dovuta alla mancanza di un cappellano residente, finché per interessamento del padre Umberto Mazzia di Pettinengo, il santuario fu affidato ai padri Barnabiti, i quali con l’aiuto dell’ing. Quinto Grupallo, lo risollevarono materialmente e religiosamente. L’altare maggiore in finto marmo venne sostituito da uno in marmo. Il presbiterio venne privato dalla balaustra in ferro battuto che lo chiudeva per dare maggiore visibilità al nuovo altare e fu arricchito da due grandi tele raffiguranti i profeti Isaia e Geremia. Della stessa epoca della porta centrale è quella della sacrestia. L’altare dell’Addolorata fu rifatto in marmo e l’altro altare laterale fu sostituito da un antico altare di marmo trasportato da Milano per volontà di padre Mazzia e fu dedicato a San Giuseppe, San Paolo e Sant’Antonio Maria Zaccaria. Nella sacrestia sono ancora conservati un credenzone non completamente originale, un reliquario in lamina d’argento del XVIII secolo, un calice del XVII secolo ed una pianeta ricamata in oro del XIX secolo. Degli antichi ex voto solo uno è ancora presente. La casa che prima era a ridosso della chiesa, ora è separata, rimettendo in luce la linea architettonica della chiesa con le sue lesene, i suoi cornicioni e le basi in pietra grigia della Rovella. Sulla facciata viene costruito un piccolo portico a riparo della porta centrale. Una lapide a memoria dei benefattori che hanno permesso la restaurazione viene murata accanto a quelle di don Roberti e del dott. Florio.

IL RESTAURO DELL’AFFRESCO DELLA MADONNA

Nel 1959 fu restaurato l’affresco della Madonna ad opera del prof. Guido Fiume. Attorno al riquadro della Madonna vennero in luce frammenti di altri affreschi di santi e la forma circolare del muro lascia pensare alla curvatura di un abside di una cappella più che di un pilone come vorrebbe la tradizione. L’affresco risale agli ultimi anni del XV secolo ed è stato eseguito, molto probabilmente, da un allievo o da un figlio del pittore Daniele De Bosis.

Liberamente tratto da “IL SANTUARIO DI BANCHETTE DI BIOGLIO” di don Delmo LEBOLE

Paola Caruso